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Tre metri sopra il cielo ... d'America
Into the wild. Capolavoro di Penn

Into the wild, nelle terre estreme, un film -dapprima un libro- , un viaggio travagliato con se stessi in cui ritrovarsi, a piedi verso la conoscenza libera dai condizionamenti sociali dell’umano esistere.
Risulta vincente il connubio Sean Penn-Eddie Vedder, il primo alterna grandi riprese eseguite ad arte, esaltate dall’imponenza dei paesaggi (spesso girate nelle “golden hours”, quelle ore a ridosso di alba e tramonto che rendono speciale la luce), catturate da un sapiente Eric Gautier, ad altre riprese contraddistinte da continue zoomate e lo schermo a settori, riproponendo lo schema tipico delle riprese anni 70’, mentre le canzoni evocative di Ed, leader dei Pearl Jam sono uno struggente commento sonoro alla parabola esistenziale di Chris( in arte Alexandre Supertramp), tant’è che il pezzo Guaranted ha recentemente portato a casa il Golden Globe.
“C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito; ma, in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo” ed è così che Chris( interpretazione magistrale di Emile Hirsch), fresco di laurea, avvelenato dagli inutili sofismi della vita quotidiana, prende coraggio e cavalca il proprio sogno, vestito delle proprie utopie, nel tentativo di riannodare il legame oramai dissoluto che lega l’uomo alla natura.
Uscendo dai multisala, i più, ivi compreso il sottoscritto, hanno attuato un meccanismo psicologico di sostituzione e, un po’tutti nel loro inconscio hanno progettato partenze ed arrivi, poco importa se cambiano i nomi, i luoghi, gli itinerari o i modi.
Io in quel ragazzo, guarda un po’, mi sono rivisto, in quel vivi e lascia vivere, nel qui ed ora sterile di compromessi in cui ci si riappropria dei propri sensi e si re-impara ad ascoltare la natura, nel momento in cui ci si sforza di capire gli uomini ascoltando le indicazioni del cuore, per una volta tanto, cercando di donare la parte migliore di se stessi..
Chilometri su chilometri, in fuga dal passato, in direzione di quel che troverò.
Vedder e Kaki King accompagnano con le loro chitarre il peregrinare di questo figlio ripudiato dal pensiero omologante di un America autoproclamatasi padrona, giudice supremo della giusta condotta.
Il successo del libro, nonché del film, denuncia comunque il bisogno di sentimenti assoluti che gli uomini dei nostri tempi nascondono, dietro la ricerca di ogni tipo di comodità e omologazione sociale.
Ciò che mi ha affascinato è la dimensione umana del protagonista, con le sue intuizioni ed i suoi errori, con quel pizzico di ingenua follia che lo spinge a lanciare i cavalli dell’anima a briglia sciolte attraverso le brughiere del proprio destino, per una volta il trionfo dell’anima sulla datità dell’esistenza umana.
Luigi Telloli