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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Il segno di croce è il consueto e doveroso sfraghis (sigillo) per celebrare le esequie del nostro amato cinema italiano. Veramente non si può andare più in basso di così. Forse me la sono andata a cercare - magari è vero - forse il fatto che il film in questione fosse tratto da un libro di Federico Moccia - un nome al cui suono rabbrividisco, mi si accappona la pelle e i cavalli s’imbizzarriscono come in frank jr. – beh forse questo fatto doveva, e dico DOVEVA, bastarmi. Ma io niente, ho fatto finta di niente. Neanche quando ho saputo - e qui bollino rosso signori allontanate i bambini dal foglio - quando ho saputo- avvicinatevi lo dico più piano perché mi vergogno - quando ho saputo che il nostro carissimo Federico – Fede, posso chiamarti Fede, vero? Grazie - che il nostro amatissimo Fede ha curato… no non ce la faccio. Ha curato la regia(ecco l’ho detto)! E già gonfie lacrime mi scavano il viso contratto dalla sofferenza. Vabbè . Me la sono cercata. Si ma cazzo così si esagera. Tralasciamo - ma solo perché anche io che scrivo ho una dignità, ecchè diamine - la voce cantilenante delle aspiranti troiette che è unica per tutte perché è sempre uguale, quel romano coatto, un po’ vizioso e svogliato che ti fa venire una diffusa irritazione cutanea al solo percepirlo; tralasciamo la sbobba della trama ripetuta e rivista e scontata e umiliante ecc.. che su una base di glamour di provincia gli aggiunge – che ricetta! – una spolveratina di sconcerie e pettegolezzi, quindi un tocco di romanticherie da vomito per addolcire l’aspra e diffusa amoralità borghese e superficiale. Bene il tutto cotto a fuoco lento lento in modo da permettere che ci passino davanti agli occhi dialoghi da piangere, gioventù bruciata che è meglio quando si fa le canne, frasettine da diario tanto per dire cultura usa e getta snocciolata e deglutita pestata e umiliata come se nulla fosse, e poi? Ah sì: non un attore bravo. UNO! NO! Anche perché forse, sai, uno solo, rompeva l’armonia tra gli scimmioni che gesticolavano davanti ad una camera scontata , ma scontata, ma scont…lo già detto che il film è scontato? Ecco, non è vero: è peggio. Certo una gran macchina per fare i soldi. Dato che Italia la qualità mostra le natiche al clientelismo e al denaro. Allora a questo punto vorrei mandare un messaggio a tutti gli ignari adolescenti che lo andranno a vedere e subiranno il carico fatuo e annichilente di certi contenuti: DROGATEVI! Quella sera fumatevi anche la noce moscata, fatelo per favore. E adesso un messaggio alle forze dell’ordine: arrestate Federico- brrrr- Moccia. Umberto Eco nel suo ultimo libro sulla bruttezza ha tralasciato qualche film da cui poteva trarre fruttuose indicazioni.E a noi poveri italiani innamorati della nostra terra e della nostra sodomizzata cultura…non ci resta che piangere - se vi piace la citazione, sennò, fatemelo dire: non ci resta che abbandonarci al “folle volo” degli americani. Anche se chiedere qualcosa agli americani mi mette sempre un po’ d’ansia - quasi quanto il già citato Fede – sì perché a loro se gli chiedi una cosa poi la devi pagare per anni e capisci che forse era meglio tenersi i tedeschi- chi ha orecchi per intendere intenda. Ma davanti ad uno Sean Penn, dal quale per inciso non mi aspettavo niente, che ti sfodera un capolavoro, e ripeto un capolavoro, come “Into the wild”, che puoi dire? Che puoi fare? Niente ti inginocchi, chiedi scusa per Federico, gli restituisci gli aiuti della guerra, giuri eterna fedeltà alle stelle e altrettanta alle strisce e poi … poi gli chiedi gentilmente di non farsi strane idee, di aspettarci che prima o poi torneremo come una volta, o forse più… torneremo! Noi siamo italiani e nessuno è più abituato di noi a prenderlo nel … A presto
Orfeo, magazine degli studenti dell'Università di Ferrara - Un progetto RUA - Realizzato con il contributo di UNIFE
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