Orfeo, il magazine degli studenti dell'Università di Ferrara

Per vivere

di Lorenzo


Il tramonto calava sul suo cammino senza meta, quando il ramingo solitario si avviò su per la collina. Da tempo egli non inseguiva sentieri e strade, e l’orizzonte il suo sguardo non poteva fermare. Eppure ormai avanzava a stento con piedi e mani, poiché non solo la forza, ma anche il suo respiro se ne andava. Non aveva più un nome ed una casa, e neppure la famiglia, ma fiero era di quel poco che gli restava, infatti, oltre la fame, la solitudine e la miseria, portava con se l’audacia visione che da sempre lo accompagnava.
Egli all’Originario Mondo porgeva omaggio, da lui compreso più di chiunque altro, e benché sapesse che sarebbe stato sacrificato alle sue leggi, fino all’ultimo non avrebbe smesso di amarlo.
Molto aveva visto, molto aveva patito, e mai si era pentito, eppure ciò che davvero desiderava ormai da nessuna parte poteva trovare, dato che una realtà fittizia ogni cosa aveva già alterato. Non solo per questo amareggiato se ne andava, giacché per l’infinito cammino avrebbe voluto proseguire, ma purtroppo poco gli mancava, e su quel colle si era recato per contemplare il suo ultimo paesaggio.
Ogni notte aveva ammirato le stelle, e in fine fissi al cielo i suoi occhi erano rimasti, persi tra eteree nuvole sospinte dal vento. Prima di morire si era sdraiato nell’erba, e con l’ultimo respiro “per vivere” aveva sussurrato, mentre sopra di lui, come scure sagome nella sera, le chiome degli alberi ondeggiavano.
Come il vento aveva vissuto, e quelle parole erano la risposta al suo eterno viaggio.

LORENZO PORRETTA


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