Orfeo, il magazine degli studenti dell'Università di Ferrara

Venne così

di Chiara

Venne così, come abitudine venne così. Si.
E mi sentii con i miei occhi come guardarmi.
"No, non guardarmi, voltami: voltami mi dico
perché oggi potrei solo guardarmi di spalle"

Filtrando tra queste corde: filanti, taglienti.
Scivolando a schiena indolente, indifesa
ma come se fiera, spavalda. A mente tesa.
E seguire sul collo, alto e ancora più alto,
sorretto a stento, un collo in punta di tacco.

Sentire i ricordi fremere incauti come molle
Sentire i grilli ruminarmi compatti il cervello
Sentire le nuvole leggere: gonfiare, sputare.

E fissare le onde fino a rubarne tutti i colori
per poi tingere le palpebre di blu oltremare.
E di mare in mare, ancora tremare di ‘mare.

A mente china sulla mia chitarra, silente mina.

Restai così, come abitudine, restai così. Si.
E mi sentii con i miei occhi come guardarmi.
Mi sfiorai piano una mano e mi fermai, piano.
Temendo che potessi voltarmi e ingoiarmi.

Ma, senza mente, tornai ancora su quel dorso
chiedendomi di andar via, di andar via con me
sulle mie dure spalle e su un terzo di profilo.
"va via e non ci chiederemo altro, sappiamo ...”
Quel dorso di mano ebbe pietà, si fece palmo.

E ferme le mie dita presero coraggio, m’ afferrai.
Ma d’istinto spalancai contro di me i miei occhi.
Fu così: mi guardai con i miei occhi guardarmi.

E come tramonto calai a picco dal mio volto.
Raccolsi a morsi i miei fini frantumi dispersi
tagliando di vetro le assenti labbra tremanti

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