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Ci vorrebbe una carezza del Nazzareno. Forse.
di Alex
Una volta un brutto signore scorbutico scrisse che la filosofia, in qualità di scienza, non ha nulla a che vedere col credere bensì ha col sapere e che, dunque, o si pensa o si crede. Il credere nega il sapere ed il sapere nega la fede, perché se l’insaputo - cui fa riferimento l’atto di fede - se fosse saputo, ricadrebbe nel sapere ed il cedere sarebbe del tutto inutile. Al contrario il non sapere non induce per forza il credere come gesto di fede ma potrebbe indurre all’atteggiamento della ricerca di quegli strumenti che un giorno renderanno conosciuto ciò che ora è sconosciuto. Sarebbe troppo banale limitare immediatamente l’esistenza di Dio nell’ atto del credere, perciò prima di tutto ci limiteremo a porre nel luogo del credere non l’esistenza bensì il volere di Dio.
Nessuno può sostituirsi a Dio insinuando di conoscerne la volontà, non lo possono fare i mortali, i laici, i preti ed invero non lo potrebbe fare nemmeno il Papa, poiché egli agisce ispirato da Dio ma non parla per conoscenza diretta del volere di Dio, se lo facesse non sarebbe più il Papa bensì un profeta.
"Come è vero che nessuno dovrebbe sollecitare, tantomeno obbligare qualcuno
ad anticipare la propria morte biologica, ci chiediamo se, altrettanto, è possibile che nessuno sia obbligato a vivere anche in quelle condizioni estreme, che inducono a desiderare la morte come una liberazione da una vita considerata impossibile" (alcuni direbbero priva di senso) scrive il parroco di Zugliano don Pierluigi Di Piazza insieme ai suoi nove confratelli del Friuli Venezia Giulia e Don Mazzi. “Si può immaginare - continuano i preti friulani - che esistano questioni morali "che non siano di competenza della libertà di coscienza di ciascuna persona?". E da qui parte un interrogativo a quanti, seguaci della Chiesa, presumono di interpretare con sicurezza il volere divino: "Davvero ci si può sostituire a Dio, affermando di conoscere la sua volontà riguardo alla sofferenza e alla morte delle persone?". Dio ha dotato gli uomini del libero arbitrio e sarà egli, infine a giudicare le azioni di ciascuno, le nostre tanto quelle di Eluana che di Peppino.
Domanda n°1 per chi sostiene di conoscere il voloere di Dio: Il Signore ha posto che Eluana morisse, quando? Diciassette anni fa oppure il 9 Febbraio 2009? Se la risposta è la prima allora siamo andati per 17 anni contro il volere di Dio e potremmo sposare la tesi che in questi anni, senza il suo consenso (vedi Welby) ci si sia accaniti terapeuticamente.
Non ci dilunghiamo su cosa sia l’accanimento teraperutico, ma possiamo affermare dunque che "le nuove tecnologie, che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano, richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona", come affermò il cardinale Carlo Maria Martini in quei giorni funesti.
Citare l’esempio di Cristo alla croce non serve, può essere usato come meglio crediamo, così come il suo insegnamento. A chi cita con leggerezza Spe salvi rispondo che [Spe salvi, 10] la vita è piena di senso comunque, poiché appare performativa, è cioé un messaggio che plasma in modo nuovo la vita stessa e se «l’esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque», diciamo che quel senso è stato raggiunto proprio con la morte, perché se proprio si vuole fare i conti con il volere di Dio si deve accettare anche che le vie del Signore sono infinite ed il suo volere imperscrutabile, dunque, è plausibile credere che che la sua volontà si sia infine compiuta e che i diciassette anni di stato vegetativo di Eluana fossero “il senso”, l’atto performativo, e che il suo scopo fosse far riflettere noi tutti. Ancora ad alcuni filistei moderni rispondo con Sant’Ambrogio che “doveva essere posto un termine al male, affinché la morte restituisse ciò che la vita aveva perduto. L’immortalità è un peso piuttosto che un vantaggio, se non lo illumina la grazia” (De excessu fratris sui satyri).