Orfeo, il magazine degli studenti dell'Università di Ferrara

“Immigrazione: non scambiare il razzismo per sicurezza”

di Fred


Nel numero estivo di Orfeo abbiamo tentato di tracciare un quadro complessivo delle proposte dell'allora neonato governo Berlusconi contenute nel decreto legge “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica” del maggio 2008 e in tutti gli altri interventi normativi raggruppati nel cosiddetto “pacchetto sicurezza”.
Nella dicitura “pacchetto sicurezza” erano compresi una serie di interventi normativi in settori diversi; tuttavia, la maggior parte delle leggi contenute nel piano del governo riguardavano il settore dell'immigrazione.
Venerdì 20 febbraio Roberto Maroni, Mara Carfagna, Angelino Alfano e Gianni Alemanno hanno annunciato l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legge “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, di contrasto alla violenza sessuale e in tema di atti persecutori”.
Di nuovo, i settori di intervento del governo sono differenti, ma a subirne alcune conseguenze sono ancora una volta i migranti.
Giusto per fare un esempio, ricordiamo che grazie al decreto legge varato il 23 maggio dell'anno scorso come atto inaugurale della campagna securitaria del nuovo governo, se un cosiddetto “clandestino” compie un reato, la pena comminatagli è aumentata fino ad un terzo rispetto a quella prevista per i “normali”, gli italiani o i “regolari”, dotati di pezzo di carta con foto e numero segnaletico - il permesso di soggiorno cartaceo - o addirittura in possesso del “modernissimo” permesso di soggiorno elettronico, di cui parleremo in seguito.
Grazie al decreto-legge varato qualche giorno fa, invece, giusto per fare un altro esempio, il tempo di trattenimento del cosiddetto “clandestino” nei CIE (gli ex CPT), passa da due a sei mesi.
In questo modo, ha affermato Maroni, potremo finalmente rimpatriare i tunisini che sono rinchiusi a Lampedusa (e “sono più di mille”) da alcune settimane. Grazie al decreto legge riusciremo sicuramente a rimandarli a casa.
Grazie al fatto che queste persone sono private della loro libertà personale senza aver commesso alcun reato (almeno per ora la “clandestinità” non è reato, anche se come abbiamo visto è già un'aggravante), in spregio dell'art.13 della Costituzione.
Grazie al fatto che possiamo tenerli imprigionati in condizioni igieniche precarie per 6 mesi, senza che siano informati sui loro diritti.
Grazie al fatto che non sappiamo se è stato loro consentito chiedere asilo politico né quale prassi amministrativa è stata applicata per la notifica dei provvedimenti a loro carico.
Grazie al fatto che 11 dei cittadini tunisini di cui parla Maroni hanno tentato il suicidio ingerendo lamette da barba o bulloni o tentando di impiccarsi pur di non essere rimpatriati (uno di essi è ricoverato in gravi condizioni).
Grazie al fatto che Lampedusa è oggi un'isola militarizzata, tanto che un cittadino siciliano scambiato per “clandestino” tunisino è stato aggredito e picchiato dalla Polizia solo perchè utilizzava una cabina telefonica di notte.
Grazie a tutto questo, ora finalmente potremmo trattenerli fino a sei mesi, nella viva speranza che le procedure burocratiche ci consentano di rimpatriarli.

Ad un'attenta analisi terminologica non può sfuggire l'importanza dei titoli dati ai due decreti: entrambi si occupano di sicurezza, ma nel secondo viene specificato che si tratta di provvedimenti “di contrasto alla violenza sessuale e in tema di atti persecutori”.
In nessuno dei due è citata la questione “immigrazione”, nonostante entrambi contengano modifiche in questo campo. Ma “le parole sono importanti”, dicevano Nanni Moretti e Gianfranco Arveda.
E allora perchè Maroni non ha sentito la necessità di inserire il termine “immigrazione” nei due decreti sulla sicurezza?
Perchè la gestione del fenomeno immigrazione è immediatamente associata alle politiche securitarie, tanto da far apparire il termine “immigrazione” come semanticamente incluso nell'argomento “sicurezza”.
Dal momento dell'insediamento di Berlusconi sino ad oggi, la “questione” immigrazione è rimasta al centro del dibattito politico e sociale italiano, mentre continui provvedimenti restrittivi nei confronti dei cittadini non italiani si sono accavallati e i media più seguiti dall'opinione pubblica hanno contribuito ad aumentare la già notevole confusione sul tema.
All'esame del Parlamento in questo momento c'è il ddl 733, già approvato al Senato, anch'esso parte del pacchetto sicurezza. Abbiamo già parlato nel numero estivo delle norme in esso contenute, ma alcune cose sono cambiate dopo la discussione al Senato (e si spera che altre cambieranno), quindi ci pare opportuno indicarne i tratti principali.

Lo straniero che voglia sposarsi in Italia dovrà essere regolare: il che equivale a dire che in Italia sarà impossibile sposare un “clandestino”. Ricordiamo che il diritto al matrimonio è sancito dall'articolo 16 della Dichiarazione Univerale dei Diritti dell'Uomo, che dichiara: “Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione”, ma evidentemente questa è considerata carta straccia. La natura discriminatoria di questo provvedimento è evidente in quanto non sarà più possibile di fatto sposare chi non è in possesso del permesso di soggiorno. Quindi, badate bene, non innamoratevi dei “clandestini”, o almeno, non sperate di sposarne una/o in Italia.
Viene poi istituito il reato di immigrazione clandestina, che porterà ad una multa da 5.000 a 10.000 euro per lo straniero, che ovviamente non avrà mai i soldi per pagarla. Anche questa è una norma palesemente razzista in quanto punisce penalmente un cittadino per il solo motivo che non è in possesso di un determinato documento. Ma, soprattutto, vi sembra utile?
E' soppresso l'art. 35 del Testo Unico sull'immigrazione, che disponeva il divieto di segnalazione di migranti irregolari da parte del personale medico. Questa norma in particolare è stata ampiamente discussa dall'opinione pubblica in questi giorni e tutte le associazioni mediche si sono dimostrate palesemente contrarie alla sua applicazione, sostenendo che essa è contraria alla deontologia professionale medica. Ma anche questo non interessa. Intanto una rilevazione in dieci ospedali di Roma e Milano ha evidenziato un calo del 10-15% degli immigrati che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche per paura di essere denunciati, nonostante la norma non sia ancora in vigore. Nei Pronto soccorso si sono presentati immigrati “clandestini” già in gravi condizioni, che avevano rimandato il più possibile le cure proprio per la paura di un'eventuale segnalazione. Ancora una volta, qual è l'obiettivo di questa norma? Forse vedere morire gli stranieri piuttosto che curarli?.
E' approvata la cosiddetta tassa per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno, per un valore che oscilla tra gli 80 e i 200 euro. La cifra esatta verrà poi stabilita con apposito decreto ministeriale. Anche su questo, c'è una buona dose di disinformazione che anima i mezzi di comunicazione italiani. Non è stato detto, anche se questo fatto è ampiamente noto agli addetti ai lavori, che i cittadini non comunitari pagano già circa 80 euro per ogni rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno. Si tratta del costo del permesso di soggiorno elettronico: un tesserino grande più o meno come il codice fiscale, sicuramente più comodo e pratico da portare in giro rispetto al vecchio permesso di soggiorno cartaceo, che invece ha le dimensioni di un foglio A4. Il permesso di soggiorno elettronico comporta però un ulteriore ma significativo problema: bisogna attendere molti mesi prima che arrivi, spesso oltre un anno, col risultato che spesso quando i migranti lo ritirano, è già scaduto. Quindi: il cittadino non comunitario che rinnova il permesso di soggiorno dovrà pagare gli attuali 80 euro circa, sommati ad una cifra che oscilla tra gli 80 e i 200 euro per richiedere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno che... forse arriverà già scaduto!
Altra novità riguarda la richiesta di iscrizione anagrafica. Per richiedere o variare la residenza, si dovrà d'ora in poi esibire il certificato di idoneità alloggiativa, che prevede la verifica delle condizioni igienico-sanitarie dell'immobile. Molte abitazioni non potranno rispondere a questo requisito e molti cittadini si vedranno quindi negare la richiesta di iscrizione anagrafica. Questa è probabilmente l'unica norma approvate al Senato non esplicitamente razzista, dato che riguarda anche gli italiani. Anche se il fine neanche troppo celato è di colpire i cittadini comunitari (tra cui i “famigerati” rumeni), obbligati già oggi per legge a chiedere la residenza entro 90 giorni dall'ingresso in Italia.

Mi fermo qua, anche perchè, come già detto, il testo deve passare ancora alla Camera e spero vivamente che vengano apportate modifiche importanti. Vorrei infine concludere con una domanda, rivolta a chiunque leggerà questo articolo: dov'è la dose di sicurezza che dovremmo ricavare da queste norme? Perchè io, noi, dovremmo sentirci più sicuri ora?
La sensazione è che la sicurezza sia soltanto un pretesto per scatenare sentimenti esplicitamente razzisti nei confronti di chi non è cittadino italiano. Per soddisfare il razzismo di alcuni, si sacrificano i diritti umani fondamentali di altri. E voi, piccoli uomini, chiamatela pure sicurezza. Noi, invece, continueremo a chiamarlo razzismo.

Fred
Un momento: cosa ci faceva lì Gianni Alemanno? Io non me lo spiego.
Inserisco in nota una curiosità e contemporaneamente offro una birra a chi riesce a fornirmi una spiegazione adeguata: qualcuno sa perchè sul permesso di soggiorno elettronico è rappresentato un toro? Davvero, un toro! Sarà forse simbolo dell'Italia?
Avviso agli studenti: attenzione a fare festini dopo che si è richiesta la residenza, nel caso l'Az. USL venisse a verificare le condizioni igienico-sanitarie del vostro immobile potrebbero non concedervi la residenza!