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TOM MORELLO: THE NIGHTWATCHMAN
“The Fabled City” (Sony Bmg)
Numerosi sono i casi, nella storia del rock (e di tutta la musica che si nasconde dietro quest’etichetta),di chitarristi che, abbandonata più o meno momentaneamente la band che ha dato loro fortuna, si lanciano in avventure soliste. Se la maggior parte di queste non è particolarmente memorabile, è però giusto ricordare come alcuni di questi personaggi siano maturi songwriters in grado di “reggere” un intero album senza il supporto del gruppo che li ha svezzati. Guitar heroes che diventano protagonisti effettivi: è il caso di Tom Morello, prode alfiere della sei corde nei politicamente e artisticamente militanti Rage Against The Machine .
Quando non suona con i compagni di sempre (anche se l’attività parallela con Zach De La Rocha & Co continua tuttora: il recente reunion tour li ha visti anche sul palco vestiti come i prigionieri di Guantanamo), Tom scomoda addirittura un alter ego in versione acustica, The Nightwatchman.
Armato di chitarra e di strofe potenti, nella tradizione dei migliori folksingers da Guthrie in poi, Morello parla del protagonista di questo “side-project” addirittura in terza persona. Dopo l’esordio solista “One Man Revolution”, piccolo capolavoro purtroppo poco pubblicizzato fra noi italioti, The Nightwatchman torna un anno dopo con la difficile prova del secondo disco. E il guerrillero se la cava egregiamente pure nel nuovo “The Fabled City”.
Veste acustica, dicevamo. Questo cantautorato ha infatti ben poco in comune, dal punto di vista musicale, col sound dei RATM: sembra di ascoltare Nick Cave che canta le canzoni del primo Dylan. I testi delle canzoni sono infatti coraggiosi, a cantautore impegnato socialmente. Tom non ha paura di fare nomi e cognomi dei nemici dei diritti umani (già nella precedente uscita condannava, ad esempio, il Presidente Dabliu, “criminale di guerra”, e “Colin Powell’s lies”) e di combattere per la giustizia.

Già la title track scorre epica, come potrebbe esserlo il miglior Springsteen unplugged. Subito dopo, nel singolo “Whatever It Takes”, The Nightwatchman, memore delle avventure coi RATM, attacca però la distorsione alla sua chitarra, facendola urlare come un campionatore e regalandoci un testo che è pura poesia civile. Questo moderno cantore degli oppressi ci ricorda anche nella successiva “The King Of Hell” (sorretta da una bellissima pedal steel) che il vero inferno è in questo mondo e i suoi artefici si nascondono spesso dietro una carriera politica che non bada alle ferite, fisiche e morali, dei deboli (e, a questo proposito, più avanti, la traccia centrale dell’album, “Midnight In The City Of Destruction”, ci ricorda la gravità della catastrofe di New Orleans). Anche “Night Falls” può essere annoverata fra i pezzi più riflessivi:cantata quasi “sottovoce”(unendo la volontà di non disturbare chi “dorme” e la rassegnazione alla povertà), presenta versi lapidari ed essenziali e per questo carichi di significato, come le pagine di un romanzo di Cormac McCarthy.
Nella seconda metà del disco prevale il Morello più aggressivo, da barricata,che non disdegna incursioni in territori irish folk à la Pogues (vedi “The Lights Are On In Spidertown” e “Saint Isabelle”, con tanto di mandolini e armoniche), né si fa mancare cavalcate country (“The Iron Wheel”).
Ma se Tom si distingue per la sua indole da guerrilla urbana, non va dimenticato che suoi testi ricchi di spunti letterari sono tipici di chi dorme con la Bibbia sul comodino. Le citazioni dalle Sacre Scritture sono meno numerose che in “One Man Revolution”, ma nella superba “Lazarus On Down” (l’apice dell’album, con le armonie vocali di Serj Tankian dei System Of A Down)le immagini evangeliche rappresentano alla perfezione quel senso di sconforto che The Nightwatchman vuole combattere.
Il ritorno alla dimensione più intimistica negli ultimi brani (“Gone Like Rain” e “Rise To Power”)bilancia perfettamente le due componenti di un album davvero interessante. Va infatti sottolineato come Morello sia abilissimo nell’alternare quasi vicendevolmente pezzi lenti (in cui le parole sono quasi un sussurro accompagnato da un mero arpeggio di chitarra) ad altri più tesi e movimentati, in cui batteria e armonica sono gregarie perfette al grido arrabbiato dell’autore. Dotato di una voce non straordinaria ma davvero bella ed efficace nel genere, Tom si conferma uno degli artisti più importanti degli ultimi anni.
TOM MORELLO: THE NIGHTWATCHMAN - “The Fabled City” (Sony Bmg)
GENERE: combat folk
SOUNDS LIKE: Bruce Springsteen -“Nebraska”; Johnny Cash -“At Folsom Prison”