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Revolutionary Road

Revolutionary Road (G. B. e USA, 2008)
Regia di Sam Mendes
Sceneggiatura di Justin Haythe
Cast: Kate Winslet, Leonardo di Caprio, Kathy Bates, Ty Simpkins, David Harbour
119 min
di Diletta Pavesi
Sprofondati nell’atmosfera fiabesca di un tramonto troppo bello per esser vero, in bilico sulla prua di un famigerato transatlantico, una giovane lady inglese e un giovanotto bohémien americano si sussurrano amore eterno prima della tragedia. Chi non ricorda quest’immagine? Era l’anno 1998, e Leonardo di Caprio e Kate Winslet i protagonisti di quello che è forse stato il film più celebre di fine millennio. Dopo aver incarnato l’amore adolescenziale, smisurato e romantico in Titanic, i due attori tornano con Revolutionary Road insieme sullo schermo per raccontare di un altro naufragio, quello dell’amore matrimoniale, e della complessità della vita affettiva negli anni della maturità.
Trasposizione fedele al limite dell’ossessione dell’omonimo romanzo di Richard Yates, Revolutionay Road racconta le vicissitudini drammatiche dei coniugi Wheeler. Sprofondati, stavolta, nell’atmosfere stucchevoli e color pastello di un grazioso sobborgo newyorkese degli anni ‘50, Frank/di Caprio e April/Winslet sono una giovane coppia che coltiva giorno dopo giorno noia e anticonformismo. Giovani, belli e colti, i due vivono nella narcisistica convinzione di essere diversi e migliori dei loro più ovvi vicini di casa. A corredare la loro vita due biondi pargoli, la cui presenza muta e pressoché invisibile, fa rassomigliare a due graziosi soprammobili. Ma questa facciata di serena perfezione è in realtà incrinata dalle ceneri di una passione amorosa forse ormai sopita per sempre, e dal pungolo inesorabile delle rispettive frustrazioni lavorative. Lui ha un impiego che, seppur stabile e rassicurante, detesta di tutto cuore, e che vede come occupazione temporanea nell’attesa di trovare il suo grande, vero Io. Lei, attrice mancata, si dedica senza gratificazioni alle attività di una compagnia teatrale locale. Frank e April sono dunque due perdenti, nel senso che davvero hanno perso qualcosa nel corso della loro vita di coniugi. Solo un evento straordinario come può essere una rivoluzione esistenziale riuscirebbe a scuoterli da questo stato di torpore. Sulla scia di questa intuizione, April, decisamente più consapevole e intraprendente del marito, propone di partire con i figli alla volta di Parigi e lì ricominciare tutto da capo. Ma il progetto, seppur inizialmente accarezzato con una certa dose di desiderio dal consorte, naufraga ben presto nell’utopia, per vigliaccheria, realismo, e soprattutto a causa di una gravidanza indesiderata.
Revolutionary Road racconta quindi di una rivoluzione mancata, di un progetto umano a due che si sfalda inesorabilmente con i toni lugubri e luttuosi della tragedia. Ad essere tragica non soltanto è la fine dell’amore, che l’istituzione matrimoniale sembra rendere biologicamente inevitabile, tragica è soprattutto la sconfitta dei due protagonisti – specialmente della donna – che tentano vanamente d’ingaggiare una lotta alla convenzionalità della vita, al conformismo imperante del loro ambiente. Sam Mendes racconta tutto questo adottando una messa in scena volutamente sobria e composta, incrinata solamente dalla recitazione isterica concitata e magistrale di Leonardo di Caprio e Kate Winslet. La deflagrazione del dramma avviene in un ambiente che rimane fino alla fine grazioso, delicato e impeccabile. E questa scelta di regia risulta eccellente. Mentre American Beauty – opera che narrava un dramma borghese analogo – era ricco di tecnica e poco di vita al punto di diventare una sorta di caricatura glamour, la tragicità di quest’ultimo film di Mendes risulta invece autentica, lascia allo spettatore un disagio che permane anche a visione conclusa, che non se va facilmente.
Qualche critico ha storto il naso domandandosi quale fosse mai la necessità di una trasposizione così fedele di un romanzo degli anni ‘50, che figlio in tutto e per tutto della sua epoca, affrontava tematiche proprie appunto di quel tempo. E in questo senso Mendes è stato tacciato di non aggiungere nulla di nuovo, di non cercare neppure di attualizzare un minimo la vicenda di April e Frank. Ma possibile non rendersi conto che le pagine di Yates raccontano invece di un dramma eterno e universale? Gli April e i Frank di ieri sono gli stessi di oggi, solo che magari un tempo lacerare il velo di ipocrisia sull’American dream risultava più dirompente e scandaloso.
Diletta Pavesi